Abbiamo da tempo intrapreso la non facile e rischiosa conduzione biologica, per noi anche biodinamica, capiamo che è controcorrente rispetto a logiche di quantità, ad aumenti delle superfici vitate, a interessi commerciali, ma è il nostro modo d’interpretare la vigna, vera artefice del nostro vino. Abbiamo realizzato il primo e per ora unico vigneto agroforestale della zona, espiantando viti ormai esauste, scariche, dove le nuove barbatelle piantate lo scorso novembre convivono in un rapporto di naturale simbiosi con altre specie vegetali come eucalipti, ulivi, meli selvatici… Scelti non a caso, ma per le loro caratteristiche: la finalità è quella di realizzare una vigna che cresca in un ambiente che la protegga, per quanto possibile, dal cambiamento climatico e crei un insieme a bassissimo impatto.